Una storia di coraggio

Giorgio Miduri: un giovane calciatore oltre la malattia

L'undicenne è stato scelto tra centinaia di ragazzi in Italia per un torneo di calcio internazionale dedicato ai giovani diabetici.

Giorgio Miduri: un giovane calciatore oltre la malattia

Tutti i bambini meritano di avere accesso alle stesse opportunità e di perseguire i propri sogni. È questo il messaggio che porta con sé Andrea Miduri, padre di Giorgio, un undicenne di Arluno che da due anni convive con il diabete di tipo 1. Questa malattia cronica e degenerativa gli ha conferito una disabilità del cento per cento. Per garantire la sua salute, Giorgio utilizza costantemente un microinfusore, che svolge la funzione di pancreas, e un sensore al braccio che monitora i livelli di glicemia, permettendo così interventi tempestivi.

Difficoltà quotidiane

«Purtroppo, c’è ancora molta disinformazione riguardo al diabete. Le istituzioni e le strutture che dovrebbero accogliere i bambini spesso non sono adeguatamente preparate – afferma Andrea Miduri. – Recentemente, un bambino è stato fermato in un aeroporto di Londra a causa delle apparecchiature sanitarie che portava con sé, e a causa di questo lungo trattenimento, lui e la sua famiglia hanno perso il volo. Anche noi abbiamo affrontato momenti difficili: durante il passaggio dalle elementari alle medie, mia moglie, infermiera, ha segnalato la malattia di nostro figlio al momento dell’iscrizione, ma a scuola ci hanno comunicato di non essere pronti ad accogliere un bambino con queste problematiche. Alla fine, dopo iniziali difficoltà, Giorgio è stato accolto, ma non senza problemi. Una situazione simile è accaduta anche nel mondo dello sport: la scorsa estate, quando Giorgio ha voluto cambiare squadra per unirsi ai suoi amici, ho contattato alcune società per informarli della sua condizione. Dopo i provini, lo hanno rifiutato, sostenendo che non era al livello degli altri, ma era evidente che fosse solo una scusa. Quel rifiuto ha inflitto a Giorgio un colpo morale significativo, portandolo a piangere. Nessun bambino e nessun genitore dovrebbe vivere esperienze simili; nessuno dovrebbe subire limitazioni nella scuola, nello sport o in altri ambiti.

Un’opportunità di riscatto

Recentemente, Giorgio ha avuto la possibilità di riscattarsi, partecipando a un torneo internazionale che lo ha messo in contatto con molti altri ragazzi affetti dalla stessa patologia. «L’azienda americana Medtronic, leader nella produzione di microinfusori per il diabete, ha organizzato in Svizzera un torneo in collaborazione con la UEFA. Attraverso l’ospedale Buzzi, dove Giorgio è in cura, è stato selezionato tra centinaia di bambini in tutta Italia: lui rappresentava il nord, mentre un ragazzo abruzzese rappresentava il centro-sud – racconta il padre. – Hanno partecipato 14 Paesi, tra cui Italia, Germania, Francia e Spagna, con due, tre o quattro rappresentanti ciascuno. Le squadre per il torneo “MiniMed Junior Cup 2026” sono state formate in base alla vicinanza geografica e linguistica. La Medtronic si è occupata di ogni aspetto logistico, economico e organizzativo, assicurandosi che tutte le necessità per la gestione della malattia in campo fossero soddisfatte. Ci hanno prelevato a casa con un’auto Ncc per portarci a Malpensa, abbiamo effettuato due voli e poi ci hanno accompagnati alla destinazione finale. Inoltre, a noi e alla famiglia abruzzese sono stati affiancati due tutor dell’azienda, Francesco Besozzi e Alessio Fresco, entrambi molto carismatici: in particolare, Alessio, che è diabetico, ci ha trasmesso grande forza. È uno sportivo e personal trainer, e condivide la sua esperienza nelle scuole, dimostrando che con determinazione e allenamento si possono superare i limiti imposti dalla malattia.

Un impegno per il futuro

Durante il torneo, le partite si sono alternate a «sessioni informative sul diabete, sulle prospettive future di cura e sulle attrezzature. Sono stati presentati esempi di atleti diabetici di alto livello, come il tennista Zverev, per far comprendere ai bambini che anche loro possono aspirare a grandi traguardi – spiega Andrea Miduri. – È stata un’esperienza significativa per tutti. Purtroppo, esistono ancora troppe barriere e disinformazione nella società. È fondamentale preparare le persone a gestire il diabete nello sport, a scuola e nel mondo del lavoro. A settembre, iscriverò Giorgio a un’associazione di Milano. Combatterò per i diritti di tutti i bambini diabetici: è necessario fare cultura.»