Una storia di coraggio

Simona e la maratona per la ricerca sul diabete

«Lo sport mi ha ridato vita e motivazione per aiutare gli altri»

Simona e la maratona per la ricerca sul diabete

Simona Cattaneo, 45 anni e madre di Tommaso, è una delle protagoniste della Milano Marathon, svoltasi domenica, non solo per il suo impegno sportivo, ma anche per la causa solidale che rappresenta. La sua partecipazione è il risultato di un lungo percorso personale: «Mi sono messa alla prova perché lo sport mi ha ridato la vita e l’energia per aiutare gli altri».

Una vita con il diabete

 

«Sono affetta da diabete di tipo 1 autoimmune dall’età di 9 anni, nel 1990. Da allora, ho intrapreso un viaggio con un nuovo compagno, ma io lo chiamo “compagna”, spiega Simona. Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco tre preziose stelle: mia madre, che da infermiera mi ha sempre supportato, il mio medico di base e tutto lo staff dell’ospedale San Raffaele. Lo sport, come dico sempre, mi ha ridato vita e la possibilità di vivere pienamente».

 

Quest’anno, Simona ha deciso di sfidare se stessa partecipando alla Milano Marathon, correndo nella staffetta benefica «Staffette per la cura 4×4», i cui fondi andranno alla Fondazione Diabete Italia per la ricerca su una cura per il diabete di tipo 1.

 

Run for Freedom

«Sono volontaria alla Proloco del mio paese e abbiamo sempre organizzato eventi sportivi per le fragilità. Quest’anno ho scelto di fare qualcosa per me. La nostra staffetta si chiama “RUN 4FREEDOM” e insieme a me ci sono tre amici, Vittorio Blandini, Elisa Oliva e Fabio Garavaglia, che hanno deciso di condividere questa sfida. Correre con un microinfusore e un sensore sul corpo è una vera sfida. Credo che ogni persona abbia il diritto di ricevere una cura per essere libera e non prigioniera di un corpo che non è più il suo. Con me, nella raccolta fondi, c’è anche una cara amica, Marta, un’insegnante di Yoga, che ha deciso di dedicare lezioni benefiche per questa causa».

 

Lo sport diventa così un potente stimolo di vita e un mezzo per sostenere la ricerca. Finora sono stati raccolti oltre 600 euro.

«Senza lo sport, non so dove sarei nei momenti più difficili. Ti fortifica, ti libera e ti insegna a affrontare il dolore senza perderti, rimanendo nel presente con gioia» conclude Simona.

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Riflettendo sulla gara, Simona ha dichiarato:

«È stata un’emozione immensa e intensa, qualcosa che non avevo mai provato prima. La passione per la corsa è nata spontaneamente, prima camminavo, poi ho iniziato a correre. Ho imparato a utilizzare il mio corpo per sfogare le tensioni e le preoccupazioni, mi fa stare meglio. Amo la montagna, il nuoto, e credo che nello sport ci sia una parte di me. Durante la corsa ci sono momenti di crisi, ma impari a gestirli, come nella vita quotidiana. Questa disciplina me l’ha insegnata la corsa. Per questa sfida, eravamo quattro staffettisti e io ho affrontato la prima tappa di 13 chilometri. Il mio timore era gestire la malattia e la fatica, e devo ringraziare il team di medici del San Raffaele che mi ha preparato per questa avventura. È stata una sfida contro il limite imposto dalla mia malattia. Il coraggio è stato alimentato dai tanti messaggi di supporto che ho ricevuto».

La storia di Simona rappresenta una prova di volontà e la forza della vita che supera ogni barriera, dimostrando come affrontare e vincere le proprie sfide sia possibile.

«Durante la mia corsa, una ragazza francese mi ha affiancata. Abbiamo corso insieme, ci siamo aiutate a vicenda, come se fosse apparso un angelo. Ho passato il testimone a Fabio, che ha proseguito la maratona. La passione per la corsa e la scoperta di nuovi interessi sono fondamentali per non perdere la strada nei momenti difficili» conclude Simona, visibilmente stanca ma soddisfatta dell’esperienza.