«Questa non è istruzione ma distruzione». Questo slogan è esposto sugli striscioni davanti al liceo Salvatore Quasimodo di Magenta, dove gli studenti della 2ª B del Classico hanno deciso di rimanere fuori dalle aule.
Protesta a oltranza
Da martedì scorso, gli alunni hanno avviato uno sciopero «a oltranza fino alla fine dell’anno scolastico», consapevoli dei rischi di perdere interrogazioni, voti e anche di incorrere in debiti formativi.
“Abbiamo scelto di non entrare, anche se questo potrebbe costarci debiti o farci saltare le ultime interrogazioni per migliorare la media, solo per far sentire la nostra voce”, afferma Viola Mutti, portavoce della classe.
Al centro della protesta c’è la notizia dell’accorpamento della classe, comunicata solo lunedì sera, a pochi giorni dalla conclusione dell’anno scolastico. L’anno prossimo, la 2ª B Classico sarà divisa: dieci studenti verranno trasferiti all’altra sezione del Classico, mentre sei entreranno in una classe del Linguistico, in un plesso differente, condividendo con questa ultime tutte le materie comuni. Gli studenti definiscono questa decisione «un taglio travestito da razionalizzazione».
Le motivazioni ufficiali
“La motivazione ufficiale? “Sarete solo 17 in terza, non siete numerosi”. Ma 17 alunni per un liceo classico nel 2026 non sono un numero basso – scrivono nella lettera diffusa martedì mattina – Sono un numero normale, anzi buono, in un sistema scolastico che da anni perde vocazioni”.
La frustrazione degli studenti riguarda anche il metodo utilizzato per comunicare la decisione.
“Abbiamo appreso tutto lunedì sera – raccontano – La dirigente ha convocato i rappresentanti dei genitori e noi abbiamo ricevuto la notizia alle 23.40. Alle 7 del mattino eravamo già qui a scioperare”.
Gli studenti lamentano di essere stati esclusi dal dialogo e denunciano un continuo «scaricabarile» tra scuola, uffici scolastici e Ministero, evidenziando come il fulcro della protesta sia l’identità del percorso classico.
Classico e Linguistico: differenze fondamentali
“Classico e Linguistico non sono la stessa cosa – affermano – Unire due indirizzi con programmi e obiettivi diversi significa snaturarli”.
Per i ragazzi, il problema non riguarda solo latino e greco, che verranno studiati separatamente.
“Se abbiamo scelto questo indirizzo è perché volevamo una preparazione Classica a 360 gradi – spiega Mutti – Anche italiano, tra le materie comuni, deve essere affrontato in modo più approfondito in un percorso Classico”.
Anche matematica, sostengono, potrebbe essere ridimensionata:
“Il nostro professore ci ha detto chiaramente che siamo molto più avanti rispetto al Linguistico”.
In aggiunta, gli studenti temono di perdere un gruppo coeso, costruito nel corso di due anni.
“Anche i professori riconoscono che siamo una classe molto unita – affermano – Abbiamo scelto questa scuola e questo indirizzo. Perché ora dovremmo essere costretti a dividerci?”.
Molti di loro provengono da fuori Magenta e segnalano la difficoltà di raggiungere altri licei classici, prevalentemente a Milano. Nella lettera, gli studenti richiamano anche il D.P.R. 81/2009 riguardante la formazione delle classi.
“L’Ufficio scolastico regionale può autorizzare deroghe, non esiste alcun obbligo di accorpare. Dire “non siete numerosi” non è una motivazione prevista dalla legge. È una scelta di bilancio mascherata da criterio didattico”.
Davanti ai cancelli, i messaggi sui cartelli sono chiari:

“Scioperiamo perché oggi tocca a noi, domani a tutti”.
La richiesta degli studenti è chiara:
“Non chiediamo privilegi. Chiediamo solo che il liceo Classico venga trattato come un indirizzo con dignità propria, non come un ramo secco da potare al primo soffio di vento”.